Dossier

Violenza, diritto e giustizia

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 nuovi volti della violenza. I contributi che seguono sembrano dominati da questo elemento: al di là di ogni sogno utopistico, al di là di più concrete aspettative, il tempo che viviamo mostra crudele il trionfo della violenza nelle vesti più inedite. L’esempio per eccellenza è quello del terrorismo a matrice religiosa che insanguina le nostre strade: paradosso – o provocazione – per la nostra età che si dice secolarizzata.

Di fronte al male

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Quando, nel romanzo cui il suo nome dà il titolo, Thérèse Raquin – ormai disfatta dalla paralisi che le ha tolto tutto, compresa la voce e ogni umana espressione del volto – si rende conto che tutti i suoi desideri e sogni di una vita tranquilla, serena, innocente e buona, sono stati distrutti dal crudele assassinio che le ha portato via il figlio, lancia il suo muto grido contro il «Dio malvagio».

Diritti e vita comune

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Perché dedicare un Dossier di «Dialoghi» al tema dei diritti? La bibliografia su questo tema non è certo modesta, i diritti rappresentano uno dei termini-chiave del dibattito pubblico nelle nostre società occidentali da un cinquantennio ed esiste oramai una vera e propria retorica dei diritti a livello politico e sociale che non sempre è usata per fini lodevoli.

Diritti privati, doveri pubblici

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Q uando ci interroghiamo nella tradizione che ci ha raggiunto nella modernità, quella romana, immaginiamo che quel che chiamiamo diritto i nostri progenitori lo indicassero come jus. In realtà il nesso tra jurisdictio e imperium, tra il pronunziare il diritto ed esercitare il supremo potere militare e civile, ci spinge a una diversa lettura del diritto. Jus è la pace sociale imposta da chi ha il comando sulla comunità. I componenti di questa hanno il dovere di obbedire. Altrimenti insorge il disordine e la comunità si dissolve. Jus è dunque il primordiale vincolo politico della comunità.

Diseguaglianze e bene comune

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Che tipo di mondo vogliamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai nostri figli, ai nostri nipoti? Un mondo lacerato, diviso, contrapposto? Oppure un mondo nel quale germinano segni di speranza, di fiducia, di misericordia? La questione, che sta al cuore dell’enciclica Laudato si’, non è né ideologica né meramente tecnica. Chiama direttamente in causa il senso del nostro vivere, del nostro abitare la terra, del nostro rapporto con gli altri, con il creato. L’uomo d’oggi si presenta ricco di strumenti, ma tremendamente povero di finalità e di valori.

Diritto di parola e percorsi di sinodalità

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Attesa, ma sorprendente, perfino contraddittoria agli occhi di qualcuno, la riforma della Chiesa che papa Francesco sta introducendo. Trasparenza, apertura ai poveri, azione diplomatica che fa cadere alcune barriere, scelte ecumeniche inedite, appello alla corresponsabilità, pratiche sinodali rinnovate, sono alcuni degli elementi che attirano attenzione, plauso e critiche dall’opinione pubblica.

Libertà di espressione. «C’è un limite»

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La libertà – ogni libertà – è espressione di una facoltà giuridico-politica che perde il suo senso non appena spariscono il limite e la misura che la definiscono. Quando la libertà d’espressione viola il rispetto, reintroduce una sorta di “stato di natura” in cui ognuno può dire e fare quel che vuole. È il tipico caso in cui la libertà, nel suo senso proprio, viene violata in nome di una liceità assoluta che porta ciascuno, proprio come nello stato di natura, a essere unico giudice del proprio limite.

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